Il MANIERISMO A CASTELFRANCO

IL MANIERISMO A CASTELFRANCO

VILLA SORANZA (Demolita)

Villa Soranza sorgeva nella località omonima, a pochi chilometri da Castelfranco Veneto, in un'area che era di proprietà della famiglia veneziana dei Soranzo fin dal 1317. Progettata per Piero Soranzo dall'architetto veronese Michele Sanmicheli ed edificata tra il 1546 e il 1550, la villa oggi non esiste più, in quanto fu demolita intorno al 1816 per gli elevati costi di mantenimento. Da questa distruzione si è salvata l'unica barchessa costruita, tuttavia fortemente manomessa dagli interventi successivi. 

La villa, di dimensioni maestose, almeno nell'ambizioso progetto non condotto a termine, rappresentò comunque un importante modello di riferimento per l'architettura manierista del territorio, e fu di certo di ispirazione al giovane architetto Andrea Palladio. Gli elementi ripresi da Palladio furono in particolare le due ali laterali aggettanti e la loggia centrale, a cui si accedeva tramite un'ampia scalinata, e la dislocazione dei piani suddivisi in un basamento per i locali di servizio, un piano nobile e un mezzanino. Anche le due barchesse laterali porticate, disposte ai lati del corpo centrale, verranno riprese da Palladio nei progetti più tardi, come quelli di villa Emo a Fanzolo di Vedelago e di villa Barbaro a Maser, in cui verranno però unite direttamente all'edificio padronale, senza più mantenere distinte le due tipologie di costruzione.

SACRESTIA DEL DUOMO

Quello che non tutti sanno, è che gli interni di villa Soranza furono affrescati nel 1551 dal celebre pittore manierista Paolo Caliari, detto "il Veronese", insieme a Giambattista Zelotti ed Anselmo Canera, con un impianto iconografico oggi difficilmente ricostruibile nel dettaglio ma che, confrontando altri cicli di affreschi giunti fino a noi presenti nel territorio, come quelli di villa Barbaro a Maser, si ipotizza avesse contenuti allegorici e mitologici, come le Virtù e le Arti, che richiamavano i valori della famiglia committente. In realtà, fortunatamente, abbiamo anche una testimonianza concreta di una piccola parte di questi affreschi, poiché tra il 1816 e il 1817, poco prima della demolizione della villa, il nobile Filippo Balbi staccò 108 brani di affreschi con la pionieristica tecnica dello strappo, salvandoli dalla distruzione. Purtroppo la maggior parte andarono dispersi sul mercato, divisi tra musei e collezioni private, tuttavia alcuni di questi si trovano più vicino a noi di quanto possiamo immaginare. Furono infatti depositati, e tuttora si trovano esposti, nella sacrestia del duomo di Castelfranco Veneto, dove possiamo ammirare il Tempo e la Fama sul soffitto, la Temperanza e la Giustizia e quattro ovali con putti sulle pareti.

VILLA SORANZO CHIMINELLI

Villa Soranzo Chiminelli si trova a San Andrea oltre il Muson, a pochi chilometri da Castelfranco Veneto. Costruita probabilmente intorno al 1578 per il pievano Francesco Soranzo, fu utilizzata come canonica, data la sua vicinanza alla chiesa parrocchiale da lui presieduta. In seguito passò di proprietà ai nobili Piacentini (1614), alla famiglia Tiepolo (1852), e infine ai Chiminelli (1944), che ne sono gli attuali inquilini.

La villa merita certamente una visita per la bellezza, e il pressoché perfetto stato di conservazione, dei suoi affreschi. L'autore di questo capolavoro del Manierismo veneto fu con tutta probabilità Benedetto Caliari, fratello minore del più famoso Veronese, con la supervisione e il progetto iconografico dello stesso Paolo. Gli affreschi furono dipinti tra il 1578 e il 1580 da questo artista che era specializzato nella realizzazione delle finte intelaiature architettoniche in cui si inseriscono le immagini paesaggistiche, i soggetti sacri, data la funzione della villa, e quelli mitologici, con un filo conduttore rappresentato dai temi centrali dell'Acqua e della Musica, che ritornano in molti dei soggetti raffigurati. Alcuni di questi soggetti richiamano quelli di villa Soranza, come è possibile notare nella raffigurazione dei putti scherzosi, che abbelliscono il soffitto della loggia, e di alcune allegorie, come la Giustizia affrescata in uno dei quattro lati del salone centrale.

 

Daiana Priarollo


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