Lettera ad un amico

di Carolina Pinton

Carissima Rita,

vorrei che la mia lettera valesse a descriverti almeno uno scorcio del vasto panorama di ricordi e sentimenti che la fine della tua detenzione suscita in me. Non pretendo di sapere che cosa stia sentendo tu, ora che sei sul punto di riconquistare la piena libertà – nella mia mente, la reclusione è un’esperienza che la semplice osservazione non può bastare a svelare – ma non riesco nemmeno a smettere di chiedermelo, alla ricerca di risposte plausibili, che mi aiutino a farti sentire finalmente a casa, al tuo ritorno. Ti immagino ad appena un passo da questo momento che è per te di rinascita, e, quindi, d’incredulità e di prova allo stesso tempo, e rivedo come eravamo agli inizi: entrambe poco disposte ad accordarci fiducia, a causa delle troppe delusioni già sofferte, e nessuna delle due propensa a credere di poter avere davvero bisogno dell’altra. Ho davanti agli occhi la scena: tu con l’aria di voler dimostrare, sfidandomi, la completa inutilità dei corsi di recitazione che tenevo là, in carcere, e io che procedevo a tentoni nel vago proposito di attribuire uno scopo alla mia esistenza. Sembravamo agli antipodi; invece, poi, siamo diventate amiche, seguendo una forza quasi inevitabile, che ci veniva da dentro, benché dettata da chissà dove. Abbiamo cominciato a parlare e, all’improvviso, ci siamo scoperte vicine nell’animo, pronte ad azzerare la diffidenza, a dare e a ricevere consigli, a cercare di capire. Non sarei in grado di dire quale volontà superiore abbia operato, sottesa alle intenzioni originarie di ciascuna, per farci confluire nell’affetto che ancora ci unisce; ma a contare di più è il fatto che, da allora, abbiamo camminato sempre tenendoci per mano e che, così facendo, siamo scampate alle sirene della solitudine e della rabbia per il passato. L’importante è che ci sarà anche un po’ di me – ne sono certa - sulle tue ali del colore dei sogni, quando prenderai il volo sulla scia danzante delle farfalle di quella famosa poesia, che – come mi hai confidato un giorno, restituendomi di colpo il vero senso di tutto il lavoro svolto – sono state proprio le nostre lezioni insieme a insegnarti ad amare. Avresti potuto tacermi le tue emozioni, lasciandomi ad annaspare nell’impressione soffocante di non essere servita a niente; però tu hai deciso di condividerle. Ecco perché,  in attesa di riabbracciarti presto, desidero ringraziarti di esserti aperta con me, di continuare a stringermi nel cuore, di aver illuminato e di tenere acceso l’orizzonte con la gioia di un’insperata amicizia.

Ti voglio bene.

Nora.