Lettera scritta a mano

di Elena Piccinini

Cara amica, 

ti ho mai parlato della quercia presso la quale sono solita sedermi per meditare? La quercia è un monumento al silenzio; al mio silenzio. Dalla natura ho imparato a ripiegarmi su me stessa e a cercare di dare un senso al mio breve passato. Il futuro non è certo cosa che mi riguardi.

Si soffre terribilmente quando gli altri non ti rispettano. Sento il peso della vita; sento il peso di me stessa come nullità. L’altro ieri, camminando lungo la riva di un fosso, d’un tratto, mi sono fermata e, dopo avere esitato, mi sono specchiata sulla superficie dell’acqua. Ho cominciato a piangere, chiedendo al riflesso che cosa mi stesse  succedendo. Sono corsa ad abbracciare la quercia. Io non sono così forte. Ho provato ad esserlo. Mi è capitato di alzarmi a notte fonda e, come un’ombra furtiva, scivolare fuori di casa per raggiungere l’albero. Ho trascorso notti intere a scolpire i miei turbamenti nelle tenebre e a inventarmi valide ragioni, per le quali questa mia esistenza avesse un senso…

La desolazione di me stessa si amplifica negli occhi degli altri: ecco perché abbasso lo sguardo quando incontro le persone. Tempo fa scrissi che si nasce con una corda al collo: è il senso di angoscia che mi opprime.

Una mattina i nostri compagni mi hanno derisa: li hai sentiti anche tu, e sei scoppiata a ridere.

Subito dopo sei arrossita, perché non ricordavi  che ero seduta accanto a te. Anche l’amicizia, l’unica àncora alla quale avrei potuto aggrapparmi, si è rivelata un castigo. Viaggiando su internet, col computer della scuola, ho scoperto che sono stata pubblicata su facebook. 

Mi hanno fotografata, a mia insaputa, e messa in mostra a tutti. Le frasi, scritte per rendermi ridicola, hanno raccolto ampi consensi, oltre che un susseguirsi di battute poco piacevoli nei miei confronti; tra l’altro, scritte da persone che io non conosco neppure. I nomi sono fittizi e, al posto dei volti umani, hanno inserito faccine gialle che ridono sguaiatamente. La vigliaccheria è il cavallo di battaglia del nostro secolo. Nessuno sa chi sono. Tutti conoscono il mio volto, ma non sanno che cosa penso e, soprattutto, che cosa io stia provando. Stamattina ho chiesto a mia madre di spedire questa lettera: le ho detto che, in settimana, avresti compiuto gli anni e che mi sarebbe piaciuto farti una sorpresa.

Dopo che l’avrai ricevuta, io non sarò più. Da diverse ore sarò sulla quercia: il mio corpo sarà il pendolo che scandirà le ore della notte; di questa notte e di tutte le notti che verranno….